Buddismo e… mala moda.

Settimana scorsa ho avuto il piacere di parlare con una persona che in più occasioni ha vissuto a stretto contatto con dei monaci buddisti. Indipendentemente dalla frangia buddista di loro appartenenza (non entro nei meriti poiché non cambierebbe il senso di questo post) ciò che risulta essere sgradevole ai loro occhi è l’abuso insensato con il quale si utilizzano le immagini e parte dei contenuti filosofici inerenti a questa religione senza essere buddisti. “Perché?” E chi lo sa…

In occidente, e in modo esponenziale, è cresciuto soprattutto nell’ultimo decennio l’interesse nei confronti del buddismo. Un interesse che molti hanno esplicitato scrivendone senza appartenere ad alcuna scuola buddista e senza avere la minima idea di cosa comporti essere veramente buddisti. Questo reclamo, inneggiato da molte scuole orientali, ha fatto sì che molte associazioni laiche buddiste ponessero un monito nonché un invito piuttosto severo a non utilizzare ad esempio immagini inerenti a questa fede senza essere ovviamente buddisti.

Quello che molte persone non sanno è che usare argomenti o immagini inerenti all’argomento senza farne parte pienamente e consapevolmente è di fatto una profonda mancanza di rispetto verso sé stessi. L’esempio riportato da questi monaci è inequivocabile. Tempo fa, sempre per una questione di moda uscì il trend dei rosari al collo. Plastica, pietre colorate, crocifissi argentati ecc, ecc… Scelta personale per i credenti ma alquanto blasfema se indossato da non credenti poiché l’immagine del Cristo Crocifisso, a loro detta, meriterebbe un pizzico di rispetto in più. Come dargli torto, coerenza richiama coerenza. Forse…

Personalmente sono stata ospite da molte persone che sfoggiano nei loro salotti dei Budda meravigliosi e di grosse dimensioni. In buona fede ho sempre chiesto ai padroni di casa se avessero sposato una qualsiasi corrente buddista e la risposta è stata “no, ma esteticamente è bellissimo”. Dunque c’è chi veste casa propria di oggetti religiosi per un fattore puramente estetico. Rifletto…

Stesso vale per chi scrive roba personale arricchendo il contenuto con immagini buddiste come se ad impreziosirne le argomentazioni sia necessario il bel faccione del Budda. Un conto è scrivere per divulgazione spirituale, un conto è far risplendere schermi con immagini sacre attirando l’occhio del lettore.

RI-rifletto…

Fortuna vuole che non tutto il mondo sia dotato di scarsa intelligenza e fortuna vuole che molti lettori siano perfettamente in grado di comprendere che per apparire “ricchi” non sia necessario ostentare cose di “valore”. Al contrario, e nel tempo, grazie ad un dialogo sensato e profondo, si comprende chi veramente abbraccia il Buddismo da chi ne pizzica ogni tanto qualche bella frase da mettere nella sua vetrina. Perché di vetrina si tratta quando non ci si rende conto che la vera bellezza sta nel cosa si racconta, come bagaglio personale di grande valore e non da un Budda buttato lì quasi a voler dare un contributo a un’anima slegata dalla sua buddità.

Il che dall’altro capo del filo non è ben visto ma si sa, noi Italiani residenti in uno stivale che non ha niente da invidiare al resto del mondo, sappiamo essere ridicoli anche quando pensiamo di essere seri. E qui la faccenda si complica. Dunque rifletto sulle considerazioni dei monaci e seguito ad osservare il mio punto di vista che lascia liberi tutti di avere a che fare con la propria coscienza che è… L’io supremo con la speranza non abbia a che fare con il piccolo io perché sarebbe davvero un guaio 😀

Regalo ricevuto ieri da mio figlio Lorenzo in occasione del mio anniversario buddista- Soka.

Presentazione…

Parecchi anni fa feci un video, ispirata da una pubblicità di quei tempi, il motivo del video mi pare che non sia da spiegare, basta ascoltarlo…. lo ripropongo anche oggi, perché il mio pensiero al riguardo non è cambiato……

silvia